Per saperne di più sui protagonisti dei DHARMIC CLOWN inizia la raccolta di una serie di racconti/interviste.
La prima rilasciata da Franco Borghetti "Clown Pepita",socio fondatore dei DHARMIC CLOWN.Grazia è una veterana volontaria del
BIBLU (Associazione di volontariato che da diversi anni raccoglie libri e giochi e per cinque giorni la settimana li mette a disposizione dei piccoli ricoverati nel Dipartimento pediatrico dell’Arcispedale Sant’Anna di Ferrara) e mi chiede D: -
“com’è iniziata questa avventura di andare tra i bambini col camice colorato in più parti, la parrucca gialla, il rotondo cappellino nero, una buffa valigia, il cane Roxi e naturalmente il naso rosso?”Io mi siedo e le dico che R: - “l’idea era nata in me tanti, tantissimi anni prima, quando sognavo di vestirmi da clown per consentirmi di ridere e perché no anche di piangere. Quando lessi “Sorriso ai piedi della scala” di un famoso scrittore americano, dove si diceva che il clown ha una bocca per ridere e una per piangere, rimasi molto colpito da questa figura così presente nell’immaginario collettivo. Questo “sogno” è rimasto dentro ad uno dei tanti cassetti che non “osavo” aprire, fino a quando…..un bel giorno la mia voglia di essere e di fare ha prevalso sulla mia paura di mettermi in gioco e di accettare con serenità l’altrui giudizio. Ed eccomi qua!”
D: - “E la prima volta che sei entrato in reparto come ti sei sentito?”
R: - “Beh ero emozionantissimo e mi “nascondevo” tutto sudato dietro le volontarie che col carrello portano libri e giochi ai ricoverati. Non sapevo cosa fare e come propormi per uscire dal forte imbarazzo. Incontravo i medici che mi guardavano sorpresi e divertiti e mano a mano prendevo coraggio e mi scioglievo”.
D: - “…E poi le volte successive cos’è successo?”R: - “Mi è venuta sempre più la voglia di imparare a fare quelle che in gergo si chiamano “le micro-magie da contatto” e mi sono rivolto a un professionista dell’Arte magica- Magic Richard - che ha cominciato pazientemente ad “insegnarmi” i piccoli trucchi del mestiere e a fornirmi del materiale per esercitarmi. Più praticavo con i bambini in ospedale e più prendevo dimestichezza con un settore – quello della micro-magia – che ritenevo lontano anni luce dalle mie possibilità nel mondo del FARE. Vedevo che il tutto funzionava e portava sempre più gioia nella mia vita, mano a mano che vedevo i sorrisi a bocca piena sui volti di bimbi e bimbe che pochi minuti prima avevano subito un intervento chirurgico o erano nel pieno di un ciclo di chemioterapia. Per qualche minuto almeno dimenticavano, dimenticavamo!”
D: - “Quanto tempo è passato da quella prima volta?”R: - “Più di due anni (era il maggio del 2006, quando andai in direzione sanitaria a chiedere di poter accedere a Pediatria per fare il volontariato)”
D: - “E oggi come ti senti?”R: - “Mi sento sempre più Pepita (è il nome che si è dato il mio clown) e sempre meno Franco (è il nome che mi hanno dato al battesimo). Dare spazio e cittadinanza al “tesoro-pepita” che c’è in me, per condividerlo con quel tesoro inestimabile che si cela nella profondità di ognuno. Poi un grande senso di gratitudine per il privilegio che mi è stato dato dalla Vita di poter spensierate ed essere strumento per alleggerire - anche se a volte per pochi minuti- chi pensa di essere solo, il più sfortunato tra gli uomini (sto pensando ai genitori dei bimbi ricoverati prima incupiti dagli eventi “avversi” che poi si smollano e ridono a crepapelle e si rilassano e perché no, anche al personale medico, infermieristico e non che sorride entusiasticamente al nostro passare e che non nasconde di apprezzare e voler incentivare questi progetti). Il mio grazie poi lo voglio estendere ai compagni e alle compagne di cordata che mi aiutano nel non giudizio (anche facendo semplicemente da specchio) a limare asperità caratteriali che emergono solo se si è un gruppo. E l’importanza della comunità non può che farmi pensare ai Dharmic clown, alla loro nascita, ai progetti che si stanno concretizzando giorno dopo giorno, nella direzione di un vivere quotidiano sempre più in armonia e in linea con i Valori Umani e quindi con il Dharrma costitutivo dell’essere umano. A questa esperienza stanno giungendo persone di età ed esperienze tra le più variegate tra loro che neppure lontanamente immaginavamo che sarebbero arrivate tra di noi. Non abbiamo lanciato proclami né tanto meno abbiamo fatto inserzioni, eppure arrivano ……… E’ una storia quella dei Dharmic che si “costruisce” giorno per giorno”.
D: - “Vuoi condividere con me altro?”R: - “Il protagonista dell’ultimo film di Federico Fellini “La voce della luna” guardando la bianca sfera in una stupenda notte stellata pronuncia queste parole: “Se facessimo tutti un po’ più di silenzio forse capiremmo più cose!” Ho sempre pensato che questo fosse il testamento spirituale del grande regista. Mi piace pensare che possa essere uno degli obbiettivi della mia vita!”.
Ciao Grazia e ti ringrazio tantissimo per questa chiacchierata che mi ha permesso di rivivere alcuni fantastici passaggi della mia vita ……e adesso “naso rosso in posizione” e saliamo le scale della pediatria per andare dai nostri piccoli amici.